Dopo il ventennio di dittatura fascista, il 2 giugno 1946 – 80 anni fa – l’Italia votò per la Repubblica. Gli italiani e, per la prima volta, le italiane furono chiamati a scegliere la forma istituzionale dello Stato e a votare i membri dell’Assemblea Costituente, che avrebbero, poi, scritto la Costituzione, una delle massime espressioni dell’idea di cittadinanza repubblicana. Ma cosa accadde ad Aversa?
AVERSA E L’AGRO ATTACCATI ALLA FIGURA DEL RE
Aversa e il suo Agro, come tutto il sud, erano profondamente attaccati alla monarchia ed alla figura del Re. La stragrande maggioranza degli Aversani sosteneva la casa sabauda. I sentimenti monarchici erano ispirati “dall’ordine e dalla sicurezza” che questa poteva offrire. L’inutilità e la antistoricità dell’istituto monarchico, il tradimento che il re aveva perpetrato al popolo italiano con la fuga a Brindisi dopo il fatidico 8 settembre, la necessità di un governo e di una forma di Stato veramente e profondamente repubblicana furono tutti argomenti che non attecchirono negli animi degli Aversani. Alla monarchia andò l’80% dei voti. Ma, nei giorni che precedettero il referendum, gli scontri tra i sostenitori del Re e quelli che votarono per la Repubblica non mancarono nemmeno nella città normanna.
Chi visse quei giorni si ricorda ancora del più accanito e colorito sostenitore delle ragioni del Re e della monarchia. Si trattava di un erculeo facchino, detto Leone, che lavorava nel Consorzio Nazionale Canapa. A Leone si accompagnava sua moglie, detta la leonessa, che per tirare avanti pare vendesse per strada caldarroste e sigarette nei dintorni di Piazza San Nicola, dove abitavano. La coppia diventò un vero e proprio spauracchio per i repubblicani.

I sostenitori del Re imbrattarono i muri della città con slogan a favore della monarchia. “I muri di piazza Municipio erano ricoperti dalle scritte “Viva il Re”, che i monarchici facevano con calce bianca. ma i repubblicani e i comunisti erano pronti ad aggiungere una “o” alla parola Re, cosicché la scritta si trasformava in “Viva il Reo”, con riferimenti alla fuga del re dopo gli accordi dell’8 settembre tra gli Alleati e l’Italia. La testimonianza è dell’indimenticato Giovanni Motti, che tanto ha scritto sul clima di quei giorni. “Viva il Re” i monarchici furono capaci di scriverlo a circa 20 metri di altezza, sulla facciata nord del campanile del Duomo di Aversa. Fino a una trentina d’anni fa lo slogan a favore della monarchia si poteva leggere ancora nitidamente, al punto che la regista Lina Werthmuller, quando girò ad Aversa alcune scene del suo film “Pasqualino Settebellezze”, interpretato da Giancarlo Giannini, per ricreare al meglio l’atmosfera di cinquant’anni prima, inquadrò questa scritta che giganteggiava su piazza Duomo dalle mura del quattrocentesco campanile.
LE FIGURE DI SPICCO TRA I REPUBBLICANI
Non mancarono figure di spicco tra i repubblicani. Repubblicano, per esempio, era l’avvocato Pasquale Caianello, presidente del Comitato di Liberazione normanno. Repubblicano era anche il suo amico Raffaele Numeroso, che sarà eletto alla Costituente nella circoscrizione Napoli-Caserta nella fila della Democrazia Cristiana. L’unico prete fervente repubblicano, invece, fu il parroco di San Nicola, don Luigi Ferrara, originario di Frattamaggiore, un uomo coraggioso che non aveva paura a decretare la sua fede e che girava armato per difendersi da eventuali aggressioni da parte dei monarchici. Di fede repubblicana era anche il dottor Antonio Maria, Presidente del Tribunale di Santa Maria, che frequentava le migliori case aversane e che veniva spesso ad Aversa assieme al Procuratore Generale del Re, Patrono, per assicurarsi che i rei ricoverati presso il manicomio giudiziario e anche nel “Santa Maria Maddalena” fossero veramente folli. Qualche settimana prima del referendum ad Aversa venne Maria José, la regina del maggio 1945. Maria José visitò, tra l’altro, l’ospedale dell’Annunziata. La nobildonna fu accolta calorosamente, ma non parlò di politica e non spese una parola sull’imminente referendum che avrebbe deciso la sorte della sua famiglia. Prima del referendum ad Aversa venne anche il Principe di Piemonte, che giunse nella città normanna in qualità, pare, di comandante generale del Corpo d’Armata di Napoli. Aversa, insomma, per la monarchia rappresentava una delle tante roccaforti sparse nel Mezzogiorno.

LA PAURA DI SCONTRI DOPO IL VOTO TRA LE DUE FAZIONI
A risultati ormai acquisiti, il 3 giugno, quando era ormai chiaro che la monarchia avrebbe dovuto abdicare, anche ad Aversa, come nella vicina Napoli, dove si registrarono addirittura dei morti, si rischiarono dei seri scontri tra monarchici e repubblicani. Ad Aversa i momenti più pericolosi, dopo il Referendum, ci furono quando i monarchici in gran numero organizzarono un corteo che partì dal Borgo e si sciolse solo qualche ora dopo in piazza Municipio, dove sul Monumento ai Caduti i dimostranti deposero un tricolore con lo stemma dei Savoia. La reazione dell’Aversa monarchica perdente fu contenuta solo perché nei giorni precedenti i carabinieri avevano neutralizzato i personaggi più pericolosi, con sequestri di armi ed anche con qualche arresto a scopo precauzionale. Ad Aversa era stato costituito uno speciale gruppo anti brigantaggio dei Carabinieri, guidato dal tenente Iervolino, che a scopo precauzionale a oltranza ordinò servizi perlustrativi e di rinvenimento d’armi da fuoco. Furono trovati circa 300 pezzi da guerra. I monarchici se la presero nei giorni successivi soprattutto e ingiustamente con i preti, bruciando il portone posteriore del Seminario vescovile e mettendo taniche di benzina vicino al convento della Cappuccinelle e presso la chiesa di San Girolamo nell’attuale piazza Marconi. Ad Aversa anche i repubblicani, però, manifestarono portando fiori in segno della loro vittoria davanti alla lapide di Garibaldi presso palazzo Golia. Anche i repubblicani avevano, tra l’altro, intenzione di insistere nelle loro dimostrazioni e proseguire per piazza Municipio, ma il comunista avvocato Biagio D’Angelo de Rosa, capo carismatico del partito ad Aversa, “ottenne che la manifestazione si sciogliesse ordinatamente”. La monarchia aveva ottenuta ad Aversa ben 15.763 voti, un risultato che andava al di là di ogni aspettativa ma che, in sostanza, rispecchiava ed era a sua volta rispecchiata dai risultati per la Costituente, dove si affermarono principalmente due liste, quella della Democrazia Cristiana e quella dei Liberali, i cui rispettivi aderenti e sostenitori non avevano mai nascosto la loro simpatia per la corona.

AD AVERSA 3000 SCHEDE FURONO INVALIDATE
I vari partiti si erano preparati fin da febbraio all’importante giornata elettorale, cercando ognuno di allestire le liste migliori e di presentare i candidati più autorevoli. Il clima si andò surriscaldando giorno dopo giorno. In piazza Municipio tutti i partiti maggiori tennero degli accesi e vibrati comizi. Più o meno tutti i candidati dal palco invitarono i cittadini soprattutto ad andare a votare. “Il voto è un atto con cui il cittadino esprime la sua opinione su una questione proposta, è un atto doveroso in questo momento; sfugge ai superficiali e ai nostalgici, che si disinteressano della politica, l’importanza dell’elezione dell’Assemblea Costituente: l’Assemblea Costituente deve decidere la struttura politica ed economica della nazione, il Referendum la questione istituzionale. Rechiamoci alle urne, uniti e compatti, la patria ha bisogno di ordine e di lavoro”. Appelli di questo tipo si leggono su tutti i numeri del “Corriere Aversano” che precedettero le consultazioni elettorali ed anche nei diversi editoriali apparsi sulle testate nazionali dell’epoca. Più che non andare a votare, il rischio, in realtà, era un’altro. Cioè quello di farlo male, essendo ormai il popolo da decenni disabituato all’esercizio del voto. I timori della vigilia da questo punto di vista non saranno smentiti. Tantissimi voti, infatti, risultarono nulli. Le 3000 schede invalidate (più del 15% dei voti), la maggior parte delle quali “bianche”, furono anche il frutto di un analfabetismo allora ancora diffuso tra la popolazione. Non mancarono, però, schede, specie tra quelle del Referendum, su cui si poterono leggere, a carattere cubitali, slogan anti monarchia o anti repubblica, a seconda delle posizioni.

LE OPERAZIONI ELETTORALI E TUTTI I LUOGHI DELLE 25 SEZIONI ALLESTITE
Le operazioni elettorali del 2 e del 3 giugno si svolsero in un’atmosfera di calma e di tranquillità. Da questo punto di vista tutte le previsioni della vigilia furono sconfessate, visto che si temevano episodi di violenza. Ad Aversa furono organizzate 25 sezioni elettorali. La prima sezione fu allestita nella Sala delle Colonne dell’Annunziata, la seconda nella sala dell’Amministrazione dell’Annunziata, a sinistra dell’entrata. Nel cosiddetto “Municipio Nuovo”, come allora si soleva indicare l’attuale sede del Comune, furono sistemate quattro sezioni, la terza e la quarta con ingresso dal portone principale, la quinta la settima con ingresso da viale Duca d’Aosta. La sesta sezione fu allocata in piazza Municipio 31 (al pianterreno del palazzo Farinaro), le sezioni otto e nove furono sistemate nel complesso di Sant’Antonio al primo piano nel corso Umberto I. La decima e l’undicesima nell’ex Municipio in via Plebiscito: rispettivamente nell’ex sala consiliare e in un’aula scolastica in fondo al corridoio. La dodicesima e la tredicesima furono individuate presso il Real Liceo “Cirillo” in via Sellitto, esattamente nella palestra coperta ed in un’aula in fondo al cortile. La sezione n. 14 fu ospitata in un locale della Real Scuola Media in via Castello. Due sezioni, esattamente la n. 16 e la n. 17, furono allestite in due aule scolastiche di via San Biagio 39. Le quattro sezioni di Lusciano furono sistemate in via Costanzo: in due locali di proprietà privata (la sezione 18 e19) e nel locale Ufficio Imposta di Consumo (la sezione 20). La sezione 21 fu collocata in un’aula scolastica di piazza Vittoria. Le due sezioni di Carinaro (la 22 e la 23) furono ospitate nell’antica sede del Municipio in via Palazzo n. 3. Quelle di Gricignano (le sezioni 24 e 25) nel fabbricato municipale, in due locali terranei. Lusciano, Gricignano e Carinaro il 2 giugno del 1946 risultavano ancora collegate ad Aversa, come delle vere e proprie frazioni. I tre Comuni saranno ricostituiti appena qualche settimana dopo, a seguito del Decreto di Ricostituzione (RDL n. 146 del 3 luglio 1946) pubblicato il 4 luglio 1946 sulla Gazzetta Ufficiale.

UN VOTO TRANQUILLO IN ATTESA DELLA “BATTAGLIA” PER LE AMMINISTRATIVE
Il voto si svolse nella più assoluta segretezza. Ecco cosa, a proposito, si lesse sul “Corriere Aversano”, tra l’altro, di quella giornata: “Ciò che ci conforta è la compostezza e la calma che hanno regnate sovrane: un religioso silenzio avvolgeva la città di un capo all’altro, si aveva la sensazione non di una giornata elettorale, ma come di giovedì santo in visita ai sepolcri. E dire che Aversa fu sempre campo delle più aspre battaglie elettorali a collegio uninominale, con squadroni di cavalleria che spesso erano costretti a caricare la folla dei dimostranti”. Lo schieramento delle forze dell’ordine fu imponente. A pieno ritmo e con tutti i quadri a disposizione agirono i Vigili Urbani al comando del cav. Bottaro ed ebbero soprattutto compiti logistici, facendo da collegamento tra l’Ufficio Elettorale del Comune e i vari seggi. Compiti di sorveglianza furono riservati soprattutto ai Carabinieri, al comando del maresciallo maggiore Ziglioli e del tenente Iervolino. A controllare che tutto si svolgesse nel migliore dei modi ci furono anche decine di agenti di finanza, diretti dal maresciallo Dini Ciacci. A pieno ritmo lavorò l’ufficio elettorale del Comune, gli ordini del cavaliere Arturo Diana, potenziato per l’occasione con diversi impiegati provenienti da altri uffici.

Per la macchina elettorale, che si rimetteva in moto dopo decenni di ruggine, il voto per la Costituente e per il Referendum fu una sorta di banco di prova, in attesa delle elezioni ben più attese dal popolo di Aversa, le Amministrative che si sarebbero tenute il 24 novembre del 1946 e che decreteranno la vittoria del Partito Liberale e l’elezione a Sindaco di Gennaro Fiordiliso.
di Nicola De Chiara










