In un’epoca di scontri urlati e polarizzazioni ideologiche, il dibattito tenutosi ieri sera, 14 marzo 2026, ad Aversa sulla riforma costituzionale della giustizia ha rappresentato una rara e preziosa eccezione. Al centro della serata, ospitata nell’aula consiliare – alla presenza del sindaco Francesco Matacena, che ha portato i saluti agli autorevoli relatori – il delicato tema della separazione delle carriere e della riforma del CSM, affrontato con una pacatezza e un rigore intellettuale che hanno conquistato il folto e qualificato pubblico presente.
Il vero valore aggiunto della serata è stata la gestione del dibattito affidata al giornalista Nicola De Chiara. Adottando una formula ispirata ai confronti presidenziali, con interventi scanditi da un minutaggio rigoroso e uguale per tutti, De Chiara è riuscito nell’impresa di trasformare un tema tecnico e potenzialmente esplosivo in un esercizio di democrazia matura.
La regolamentazione dell’incontro non ha solo garantito equilibrio tra le parti, ma ha imposto ai relatori una sintesi efficace, evitando derive demagogiche e mantenendo il confronto su un binario di altissimo profilo tecnico. Il risultato? Un dibattito serrato ma sereno, dove il rispetto per l’interlocutore ha prevalso sulla contrapposizione.
Nonostante i toni pacati, le divergenze di merito sono rimaste nette. Per il fronte del NO, i magistrati Marta Correggia (Giudice civile) e Henry John Woodcock (Sostituto procuratore) hanno espresso forti preoccupazioni. Correggia ha messo in guardia contro una riforma definita “di illusioni”, che rischia di indebolire l’indipendenza della magistratura senza risolvere i mali atavici del processo. Sulla stessa scia, John Woodcock ha duramente criticato l’ipotesi del sorteggio per il CSM, definendolo un “abominio” democratico che minerebbe la professionalità dell’organo di autogoverno.

Dal lato del SÌ, gli avvocati Alfonso Quarto (Penalista) e Carlo Maria Palmiero (Civilista) hanno rivendicato la necessità della riforma come atto di civiltà giuridica. Quarto ha insistito sul concetto di “giudice terzo”, sottolineando che la separazione delle carriere è l’unico modo per dare piena attuazione all’articolo 111 della Costituzione e recidere quel “cordone ombelicale” tra accusa e giudizio. Palmiero, dal canto suo, ha evidenziato come il superamento del “correntismo” sia un passaggio obbligato per restituire credibilità a un sistema messo a dura prova dagli scandali recenti.
Ciò che resterà della serata di Aversa non è solo lo scontro tra tesi opposte, ma l’immagine finale: un confronto leale che si è concluso, metaforicamente, con un “terzo tempo” di stampo rugbistico. Tutti i relatori, pur nella fermezza delle proprie posizioni, hanno convenuto sulla necessità di ricostruire, dal 24 marzo in poi, una cultura della giurisdizione che veda magistrati e avvocati uniti nel servizio al cittadino.
In una sala dove si respirava “la cultura del dubbio” e non la verità assoluta, Aversa ha dimostrato che parlare di giustizia è possibile, a patto di avere buone idee, rispetto reciproco e, come dimostrato da Nicola De Chiara, un cronometro ben tarato.
di Irene Motti

Henry John Woodcock

Marta Correggia

Carlo Maria Palmiero

Alfonso Quarto
Nelle foto: l’incontro di ieri, il pubblico ed i quattro relatori moderati da Nicola De Chiara










